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Movens
Movens

In principio era il movimento. Aristotele dixit. Il motore immobile, diapason di tutto il divenire.

Francesco Diotalevi e Matteo Magnoni, laureati in Scienze Motorie, apparentemente non hanno niente a che vedere con la filosofia. Eppure, è da qui che hanno mutuato il nome della loro startup. Movens, società cooperativa che si occupa, tra le altre cose, di esercizio fisico per pazienti che hanno patologie croniche stabilizzate. 

E poi c’è Elena Pace, laureata in Economia e Management, Mattia Sartini e Roberto Caldari, che stanno ultimando il corso Uniurb di Scienze Motorie. Siamo a Pesaro, in piazza Tarquinio Provini 6. Un indirizzo coerente, infatti Tarquinio Provini è stato un campione del motociclismo, con due titoli mondiali vinti e che ha corso con la mitica Benelli. 

La nostra attività principale riguarda, pazienti con patologie croniche stabilizzate. Noi ci occupiamo dello step successivo alla riabilitazione. Un esempio: un paziente a cui viene diagnosticato il diabete viene preso in carico dal sistema sanitario, che segue protocolli di cura. Una volta stabilizzata la patologia entriamo in gioco noi, che cercheremo di migliorare la qualità della vita. Il paziente diventa allora un nostro potenziale cliente. Chi si rivolge a noi viene munito di cartella clinica per essere profilato. La nostra struttura si avvale di un medico specializzato in medicina dello sport che valuta la posologia ed eventuali patologie concomitanti. Insomma, facciamo anamnesi. A ciò si aggiungono screening dello stato di salute attraverso la causare somministrazione di questionari validati, valutazioni antropometriche e di composizione corporea, test motori per la valutazione funzionale e prove per misurare le capacità del sistema cardiorespiratorio e muscolare. A questo punto il medico stabilisce un programma motorio che i nostri health personal trainers conducono in un percorso di chinesiologia clinica. Movens è a metà strada tra cura e fitness e vogliamo contribuire, visti anche i nostri curricula universitari, a ridurre il gap tra sistema sanitario e attività fisica. 

Siamo dalla parte di un cambiamento culturale che faccia comprendere l’importanza, per la salute, di un approccio multidisciplinare che combini un buon esercizio fisico con una sana alimentazione e un corretto stile di vita. “Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto, né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute.” Ippocrate. 

L’attività fisica in menopausa.
L’invecchiamento è associato a declino fisiologico, in particolare ad una diminuzione della densità minerale ossea e della massa corporea magra, con un concomitante aumento del grasso corporeo e adiposità centrale. È possibile che l’inizio della menopausa possa aumentare il declino fisiologico associato all’invecchiamento e all’inattività. Inoltre, una maggiore incidenza della sindrome metabolica (un accumulo di fattori di rischio di malattie cardiovascolari tra cui obesità, colesterolo lipoproteico a bassa densità, ipertensione e glucosio a digiuno elevato) è stata dimostrata nelle donne di mezza età durante il periodo postmenopausale.

Ciò è dovuto in parte ai drastici cambiamenti nella composizione corporea, ma anche a un cambiamento nei livelli di attività fisica che svolge invece un ruolo essenziale nella lotta contro il declino fisiologico associato all’invecchiamento. Il mantenimento di livelli adeguati di attività fisica può comportare un aumento della longevità e una riduzione del rischio di malattie metaboliche insieme ad altre malattie croniche. Ricevere una diagnosi di osteoporosi può creare paura e incertezza. Il rischio di morte in donne con una frattura vertebrale è 2,7 volte superiore rispetto a quelle senza fratture e una donna su cinque che ha una frattura vertebrale avrà un’altra frattura vertebrale entro un anno. L’osteoporosi insieme a una caduta può anche fratture dell’anca, che possono causare dolore, compromissione funzionale e perdita di indipendenza e oltre il 25% degli individui che soffrono di una frattura dell’anca morirà entro l’anno successivo.
Le linee guida per la gestione dell’osteoporosi comprendono l’alimentazione, l’esercizio fisico e la farmacoterapia, ma potrebbe anche essere necessario prendere in considerazione altri comportamenti, come lo svolgimento sicuro delle attività della vita quotidiana.

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